Cosa sapere - Grandi dighe

Cosa sapere?

Una diga è un’opera idraulica di sbarramento di un corso d’acqua che, bloccandone il percorso naturale, crea un lago artificiale.
In Italia attualmente sono oltre 500 le grandi dighe, ossia opere che hanno un’altezza superiore a 15 metri o che sono in grado di trattenere un volume di acqua superiore a un 1 milione di metri cubi (ad esempio la diga Cantoniera in Provincia di Oristano). Esistono inoltre migliaia di dighe minori.

Le dighe sono strategiche per la gestione e l’uso sostenibile delle risorse idriche: in Italia, infatti, sono utilizzate prevalentemente per la produzione di energia idroelettrica, per l’irrigazione di terreni agricoli e come riserve di acqua potabile.

Svolgono inoltre un’altra importante funzione: accumulano acqua durante le piogge per poi rilasciarla gradualmente nel tempo, così da controllare i livelli dei fiumi, limitando le inondazioni a valle.

Le dighe stanno assumendo sempre più importanza, dal momento che, a causa dei cambiamenti climatici, si alternano con maggiore frequenza periodi di siccità a fenomeni di precipitazioni intense.

I gestori delle grandi dighe italiane sono soggetti pubblici o privati che ne hanno ottenuto la concessione d’uso da Regioni e Province Autonome.

Per la sicurezza e la tutela della pubblica incolumità, le grandi dighe sono soggette alla vigilanza dello Stato attraverso la Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche (DG Dighe) del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT).

Una grande diga può essere interessata dagli effetti di eventi naturali intensi (come precipitazioni, frane, terremoti, ecc.) o da problemi strutturali.

Alcuni eventi, come piogge abbondanti e prolungate, possono rendere necessaria l’attivazione di manovre di scarico dell’acqua: sono situazioni frequenti che rientrano nella gestione ordinaria del lago artificiale. Altri eventi, come grandi frane o danni strutturali, possono compromettere la sicurezza di tutto l’impianto o di una sua parte: sono situazioni rare ma di impatto rilevante.

In entrambi i casi possono verificarsi inondazioni di aree a valle, limitrofe al corso d’acqua. Queste inondazioni possono essere più o meno gravi: in genere sono più repentine e intense nelle aree vicine alla diga e si attenuano a mano a mano che ci si allontana.

Con l’introduzione della normativa sulla sicurezza degli impianti, negli anni ’20 del secolo scorso, nel nostro Paese sono diventati sempre più rari gli eventi catastrofici nei territori a valle delle dighe. L’ultimo evento più rilevante risale al 1963 e ha interessato la diga del Vajont, al confine tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto.

Per garantire la sicurezza della diga e dei territori a valle, sono definite procedure che prevedono l’attivazione del Servizio nazionale della protezione civile. In particolare, sono previste diverse fasi di allerta per segnalare situazioni di gravità crescente che possono dar luogo all’inondazione dei territori a valle.

La fase più grave è quella del “collasso” che viene dichiarata quando si manifestano danni strutturali alla diga, frane in grado di determinare il rilascio incontrollato di acqua, o altri fenomeni che possono comportare un evento catastrofico, con perdite di vite umane o ingenti danni.

È il gestore della diga che ha il compito di informare tempestivamente tutte le autorità coinvolte per l’attivazione del Servizio nazionale della protezione civile. Il coordinamento delle azioni da compiere è della Regione, ma se lo scenario è straordinario interviene il Dipartimento della protezione civile. I Sindaci attivano i Piani comunali, informano i cittadini sulle situazioni di rischio e decidono le azioni da intraprendere per tutelare la popolazione.

Per ogni grande diga devono essere predisposti il Documento di protezione civile e il Piano di emergenza della diga.

Il Documento di protezione civile è focalizzato sulle azioni che il gestore deve attuare per l’attivazione del sistema di protezione civile. È predisposto dalla DG Dighe del MIT, con il concorso dell’autorità idraulica competente, della protezione civile regionale e del gestore e viene approvato dalla Prefettura competente.

Il Piano di emergenza della diga (PED) è predisposto e approvato dalla Regione o dalla Provincia Autonoma, in raccordo con le Prefetture territorialmente interessate. Il Piano individua le procedure di gestione delle inondazioni derivanti sia da manovre di scarico sia dall’ipotetico collasso della diga.

I Piani di protezione civile comunali recepiscono le informazioni presenti nei Piani di emergenza diga e contengono le aree a rischio di inondazione.

In prossimità dei corsi d’acqua, a valle delle dighe, sono generalmente presenti cartelli che segnalano le aree maggiormente interessate dal pericolo di inondazioni, anche improvvise, per manovre di scarico. Ogni diga è inoltre provvista di una sirena acustica che viene azionata quando sono effettuate manovre di scarico, per avvisare le persone eventualmente presenti nell’area dell’arrivo di un’inondazione.

La DG Dighe del MIT vigila sulla sicurezza delle dighe, a partire dalle fasi di progettazione, costruzione, collaudo e messa in esercizio dei nuovi impianti e, successivamente, su quelli già esistenti, esegue verifiche per rivalutare periodicamente la loro stabilità, da un punto di vista idrogeologico-idraulico e sismico.

A queste attività strutturali, per ridurre il rischio, si affiancano le attività di prevenzione non strutturale di protezione civile, quali allertamento e pianificazione.

Il sistema di allarme pubblico IT-alert è utilizzato a seguito della dichiarazione della fase di “collasso”, per avvisare la popolazione dei comuni a valle di una diga del possibile verificarsi di un’inondazione improvvisa.

Viene quindi inviato un messaggio IT-alert sul cellulare della popolazione potenzialmente interessata, per informarla del possibile pericolo. È quindi importante sapere fin da subito cosa fare.

L’inondazione a valle di una diga è anticipata da specifiche fasi di allertamento durante le quali si attiva il Servizio Nazionale della Protezione Civile.
In alcuni casi, i tempi per il preavviso potrebbero essere così ristretti da rendere impossibile l’allertamento preventivo della popolazione. Quindi è importante sapere:

  • se il Comune in cui vivi, lavori o soggiorni è a valle di una grande diga e, in particolare, se la zona in cui ti trovi è a rischio inondazione
  • in prossimità dei corsi d’acqua, a valle delle grandi dighe, sono generalmente installati cartelli che segnalano le aree potenzialmente esposte al pericolo di inondazioni, anche improvvise, per manovre di scarico
  • in caso di collasso di una grande diga sarà inviato un messaggio IT-alert alla popolazione che vive nei comuni a valle dell’impianto che potrebbero essere interessati dall’inondazione. Ricordati che il sistema IT-alert ha alcuni limiti. Per approfondimenti vai su www.it-alert.gov.it
  • ogni grande diga è provvista di una sirena acustica che viene azionata per avvisare le persone del passaggio di un’onda di piena, a seguito dell’attivazione delle manovre di scarico
  • durante un’inondazione, l’acqua può salire improvvisamente, anche di uno o due metri in pochi minuti
  • alcune aree si allagano prima di altre, in considerazione della vicinanza alla diga e al corso d’acqua
  • in casa, le aree più pericolose sono le cantine, i piani seminterrati e i piani terra; all’aperto, sono più a rischio i sottopassi, i tratti vicini agli argini e ai ponti, le strade con forte pendenza e in generale tutte le zone più basse rispetto al territorio circostante
  • la forza dell’acqua può danneggiare anche gli edifici e le infrastrutture (ponti, terrapieni, argini) e quelli più vulnerabili potrebbero cedere o crollare improvvisamente
  • la sicurezza di un edificio dipende da molti fattori, per esempio la tipologia e la qualità dei materiali utilizzati nella costruzione, la quota a cui si trova, la distanza dalla grande diga e dal corso d’acqua, il numero di piani, l’esposizione più o meno diretta all’impatto dell’onda.