I terremoti in Giappone ed Ecuador spiegati da INGV

Pubblicato il 20/04/2016 in Terremoto

Fonte: INGV terremoti

Autore:  Pierfrancesco Burrato (INGV-Rm1) con la collaborazione della Redazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

La scorsa settimana due eventi sismici disastrosi hanno colpito due aree geograficamente distanti tra loro, ma che dal punto di vista tettonico sono molto simili e appartengono alla cosiddetta “cintura di fuoco del Pacifico”.

Mappa degli epicentri dei terremoti significativi degli ultimi 30 giorni, registrati nell’area conosciuta come “la cintura di fuoco del Pacifico”. In giallo i terremoti dell’ultima settimana, situati nel sud del Giappone in Ecuador, nelle Marianne e nel nord del Myanmar (fonte http://earthquake.usgs.gov)

Mappa degli epicentri dei terremoti significativi degli ultimi 30 giorni, registrati nell’area conosciuta come “la cintura di fuoco del Pacifico”. In giallo i terremoti dell’ultima settimana (fonte http://earthquake.usgs.gov)

Il primo dei due eventi è stato un terremoto di magnitudo M 7.0 che è stato localizzato il 15 aprile alle ore 17:25 italiane (16:25 UTC) nell’isola di Kyushu, la più meridionale delle isole maggiori che compongono l’arcipelago del Giappone. L’epicentro calcolato ricade tra le città di Kumamoto e di Fukuoka, grandi città della parte occidentale dell’isola che comprende anche la città di Nagasaki.

Questo terremoto ha seguito di un giorno lo sviluppo di una sequenza sismica che ha colpito la stessa zona e che ha incluso anche due eventi di magnitudo M 6.3 (12:26 UTC) e M 6.1 (15:03 UTC). La scossa principale ha causato qualche decina di vittime ed alcune centinaia di feriti, oltre che ingenti danni agli edifici ed alle infrastrutture.

L’epicentro del terremoto nell’Isola di Kyushu (M 7.0) del 15 aprile situato sotto la città di Kumamoto (fonte http://earthquake.usgs.gov)

L’epicentro del terremoto nell’Isola di Kyushu (M 7.0) del 15 aprile (fonte http://earthquake.usgs.gov)

L’isola di Kyushu è localizzata in un settore dell’oceano Pacifico dove la Placca delle Filippine converge verso nord-ovest con la Placca Euroasiatica, che include l’arcipelago del Giappone, ad una velocità di quasi 60 mm/anno.

A causa del moto di convergenza, la Placca delle Filippine si immerge al di sotto dell’isola di Kyushu formando la così detta fossa di Ryukyu. Al di sotto delle due isole settentrionali di Honshu e Hokkaido, invece, è la Placca Pacifica che converge con la Placca Euroasiatica ad una velocità di più di 80 mm/anno e si immerge al di sotto del Giappone stesso. La maggior parte dei grandi terremoti che colpiscono il Giappone, come ad esempio il terremoto di M 9.0 dell’11 marzo 2011 che ha colpito l’isola di Honshu, sono generati in corrispondenza dell’interfaccia tra le due placche nelle zone di subduzione arrivando anche a notevoli profondità.

Al di sotto dell’isola di Kyushu la sismicità collegata alla subduzione arriva fino a quasi 200 km di profondità, ma storicamente non sono stati registrati terremoti di elevata magnitudo.

Il terremoto del 15 aprile è stato invece un evento superficiale caratterizzato da una profondità ipocentrale di circa 10 km a da un meccanismo focale di tipo trascorrente, che ha attivato una faglia presente nella crosta della Placca Euroasiatica (placca superiore nel sistema della subduzione).

Autostrada interrotta da una frana.

Movimenti franosi provocati dalla sequenza sismica in Giappone ( Fonte immagine: www.rainews.it)

Questo tipo di terremoti sebbene meno frequenti di quelli associati alla subduzione, non sono rari perché anche la placca che sovrascorre è notevolmente deformata dagli sforzi tettonici, che in questo caso sono compressivi e generano faglie di tipo inverso (thrust) e trascorrente. L’evento del 15 aprile sembra infatti esser stato generato da una faglia trascorrente presente ad est della città di Kumamoto.

Secondo il catalogo della sismicità mondiale gestito dall’USGS circa 13 terremoti di magnitudo superiore a M 5 sono stati registrati sull’isola di Kyushu durante l’ultimo secolo. A causa della profondità superficiale questo tipo di terremoti può causare notevoli danni.

Il secondo evento di cui parliamo in questo articolo è il terremoto di magnitudo M 7.8 che ha colpito alle 00:58 italiane del 17 aprile 2016 (23:58, 16 aprile UTC) la costa settentrionale dell’Ecuador.

L’epicentro del terremoto del 16 aprile in Ecuador, sulla costa, diversi kilometri a nord dell'Equatore (fonte http://earthquake.usgs.gov)

L’epicentro del terremoto del 16 aprile in Ecuador (fonte http://earthquake.usgs.gov)

Anche in questo caso il contesto tettonico è quello di una zona di subduzione, dove, in questo caso, la Placca di Nazca (una micro-placca presente nella zona est della Placca Pacifica) converge verso la Placca del Sudamerica ad una velocità di circa 60 mm/anno e vi si immerge al di sotto. A differenza del terremoto del Giappone, questo evento è stato generato direttamente all’interfaccia tra le due placche (terremoto da mega-thrust), la quale si è mobilizzata in un’area di circa 160 x 160 km.

La zona di subduzione che ha generato questo evento corre lungo tutta la costa pacifica del Sud America e nel corso del tempo a causa della sua attività ha portato al sollevamento della catene delle Ande. Va ricordato anche che questa zona di subduzione ha generato storicamente una notevole sismicità, tra cui il terremoto del Cile del 1960 di magnitudo M 9.5, che è catalogato come il più forte terremoto avvenuto nell’ultimo secolo.

L’Ecuador ha una lunga storia di grandi terremoti generati dalla subduzione, di cui almeno 7 di magnitudo superiore a M 7.0 avvenuti ad una distanza inferiore a 250 km dall’epicentro dell’evento del 17 aprile 2016, la cui rottura è posizionata al confine meridionale dell’area interessata dal grande terremoto di magnitudo M 8.3 del 1906. Molti di questi terremoti essendo avvenuti in zone costiere sono stati associati a tsunami.

Le due mappe mostrano il contesto tettonico entro cui si inquadrano i terremoti del Giappone e dell’Equador. In entrambi i casi le aree colpite sono caratterizzate da una zona di subduzione, ma nel caso del terremoto del 15 aprile la faglia attivatasi è una struttura secondaria presente nella placca superiore. Questi due terremoti mostrano che il livello di danneggiamento sofferto dalle aree colpite non dipende solo dalla magnitudo del terremoto ma anche dalla sua profondità.

Le mappe sono tratte dal sito dell’USGS, la descrizione completa appare nel testo (http://earthquake.usgs.gov/).

Le mappe sono tratte dal sito dell’USGS (http://earthquake.usgs.gov/).

Le due mappe mostrano il contesto tettonico entro cui si inquadrano i terremoti del Giappone e dell’Ecuador. In entrambi i casi le aree colpite sono caratterizzate da una zona di subduzione, ma nel caso del terremoto del 15 aprile la faglia attivatasi è una struttura secondaria presente nella placca superiore.

Questi due terremoti mostrano che il livello di danneggiamento delle aree colpite non dipende solo dalla magnitudo del terremoto ma anche dalla sua profondità.

 

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