Gli eventi di piena del Po del Novembre 2014: un approfondimento

Published on 18/09/2015 in Flood

Autori: Gianluca Zanichelli, Sara Pavan
AIPo-Agenzia interregionale per il fiume Po
Silvano Pecora, Giuseppe Ricciardi
ARPA-Agenzia regionale per la prevenzione e l’ambiente dell’Emilia-Romagna SIMC

Dal 5 al 24 novembre 2014 si sono verificate sul Po tre piene consecutive di importanza crescente.  La prima, di minimo rilievo, tra il 5 ed il 10 novembre. La seconda, di maggior importanza, con portata al colmo a Pontelagoscuro pari a 7.900 m3/s ha interessato l’asta principale del Po dal 13 al 16 con livelli superiori alle soglie L2 (criticità moderata). Infine, mentre ancora si esauriva la seconda piena, si è verificata la terza, tra il 16 ed il 23 novembre, con portata al colmo a Pontelagoscuro pari a 8.400 m3/s e livelli superiori ad L3 (criticità elevata).

Quest’ultima risulta la piena del fiume Po più significativa osservata dopo l’ottobre 2000. I dati di confronto con le piene storiche, in particolare quelle del 1994 e 2000, compresi i tempi di ritorno sono di seguito riportati :

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Tabella 1: Altezze [m sullo zero idrometrico], portate [m3/s] e tempi di ritorno [anni] al colmo lungo l’asta principale negli eventi storici principali dal 1994 al 2014

La formazione della piena: le piogge
Le precipitazioni sono iniziate il 3 e terminate il 17 novembre, risultando le cumulate areali pari a 290 mm alla sezione di chiusura di Pontelagoscuro e 325 mm alla chiusura di Piacenza. Le piogge più significative si sono verificate in tre occasioni distinte:
– la prima dal 4 al 5 novembre
– la seconda il 9-12
– la terza il 15 novembre, con una debole ripresa  il 17
determinando bacini sempre più imbibiti, invasi ed alvei sempre più pieni.

Nelle seguenti tabelle e grafici sono rappresentate schematicamente le precipitazioni sul bacino come altezze di pioggia complessive mediate sulla superficie del bacino considerato chiuso alle sezioni di Piacenza e Pontelagoscuro.

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pontelagoscuro

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La formazione della piena: il contributo degli affluenti

Il contributo della Dora Baltea è stato molto modesto, si è verificato di fatto un solo evento di piena significativo che portato al superamento della criticità ordinaria per breve tempo.

Il Sesia ha contribuito con tre eventi di piena, il primo e il terzo con valori intorno alla criticità moderata, il secondo invece con valori superiori alla soglia di criticità elevata.

Il Ticino ha avuto livelli superiori alla soglia di criticità moderata per tutto il periodo. I picchi del secondo e terzo evento si sono susseguiti quasi senza soluzione di continuità, mantenendo i livelli sopra la soglia elevata per oltre dieci giorni consecutivi.

Il Lambro ha contribuito al secondo e terzo picco della piena di Po, con due eventi entrambi al di sopra della soglia di criticità elevata.

Il fiume Adda ha visto livelli al di sopra della criticità ordinaria per tutto il periodo, con quattro picchi di piena anziché tre come la maggior parte degli altri affluenti. In particolare il quarto ha contribuito consistentemente alla terza piena di Po superando abbondantemente la soglia di criticità elevata.

Il fiume Oglio ha contribuito con tre eventi di piena molto significativi con valori a Soncino intorno alla criticità elevata in tutti e tre i casi. Gli eventi più gravosi sono stati il secondo e il terzo, e in particolare il terzo.

Il Tanaro ha visto anch’esso il susseguirsi di tre eventi di piena, in particolare il secondo e il terzo hanno superato il valore di criticità elevata, mentre il primo ha solo sfiorato la criticità moderata. L’evento di maggiore intensità è stato il terzo. Il secondo e il terzo picco sono stati determinati in maniera consistente dagli apporti di Bormida, che ha analogamente superato la soglia elevata in entrambi i casi, mentre il contributo al primo picco è stato più contenuto, attestandosi su una criticità ordinaria.

Lo Scrivia ha contribuito solo all’ultimo evento di Po, con un picco oltre il valore di criticità moderata.

Il Trebbia ha contribuito con tre eventi di intensità simile, con valori al di sopra della soglia di criticità ordinaria, tra i quali il più importante è stato il secondo.

Il fiume Taro ha visto il susseguirsi di tre piene, tutte al di sopra del valore di criticità moderata, in particolare la seconda è arrivata a meno di 1 m dalla criticità elevata.

Il torrente Parma ha contribuito in maniera marginale al primo picco toccando la soglia di criticità ordinaria, mentre ha concorso in maniera più sostanziale alla formazione del secondo picco, con una piena di criticità moderata.

Il fiume Enza ha superato la soglia di criticità ordinaria 4 volte nel periodo, contribuendo in particolare alla formazione del primo e secondo picco.

Il fiume Secchia ha avuto tre piene sostanzialmente contemporanee a quelle di Po, attentandosi sempre intorno al valore di criticità moderata. Il picco di maggiore intensità è stato il secondo.

Dalla seguente tabella si può notare che il primo picco di piena del Po è stato determinato soprattutto dai contributi degli affluenti Lombardi: Ticino, Lambro, Adda e Oglio, con apporti comunque non trascurabili da parte dei torrenti Appenninici, in particolare il Taro.

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Gli affluenti Emiliani hanno dato il contributo complessivo maggiore al secondo picco di piena, assieme al Sesia e alla Dora Baltea, mentre sono stati poco determinanti nella formazione della terza piena di Po, determinata quindi quasi esclusivamente dagli affluenti Lombardi, a cui si sono aggiunti Tanaro e Scrivia.

Facendo riferimento alle tipologie di piena descritte nel DPCM dell’8 febbraio 2013, che istituisce l’Unità di Comando e Controllo del bacino del fiume Po ai fini del governo delle piene, si ha quindi che la prima onda di piena è tipicamente del secondo tipo, ovvero lombardo, la seconda del quarto tipo, con il contributo di tutto il bacino, e la terza del terzo tipo, piemontese-lombardo.

La previsione e il monitoraggio della piena

I fenomeni descritti sono stati seguiti a partire dal giorno 3 novembre alle ore 12:00. Da allora sono stati emessi 10 Bollettini di Previsione, nel rispetto dell’Accordo di collaborazione ARPA AIPO che raccolgono le previsioni meteorologica, idrologica, idrometrica ed idraulica, in termini di criticità idrometrica. Dal giorno 14 novembre si è proceduto quindi alla fase di monitoraggio, con l’emissione di 18 Bollettini di Monitoraggio, contenenti i risultati della previsione e del monitoraggio pluviometrico ed idrometrico, comprese le previsioni dei colmi.

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Figura: Descrizione delle diverse tipologie di piena in base all’area di bacino contribuente (DPCM dell’8 febbraio 2013)

Le attività sono state eseguite mediante l’utilizzo del sistema di modellistica idrologico idraulica FEWSPO. Nei grafici che seguono sono rappresentate le previsioni di livello e portata alla sezione di Spessa, ottenuti nel primo caso dal modello meteorologico deterministico COSMO I7, che fornisce una stima univoca della pioggia a 72 ore, nel secondo caso tramite il modello probabilistico COSMO-LEPS, che spinge la previsione fino a 120 ore fornendo un fascio di possibili valori di precipitazione e conseguentemente di livelli e portate.monitoraggio pluviometrico ed idrometrico, comprese le previsioni dei colmi.

In queste figure le curve di previsione, in rosso, sono confrontate con i  valori effettivamente misurati, in blu.

Nella stesura dei bollettini vengono utilizzate le informazioni date dal modello deterministico, mentre, il modello probabilistico, seppure affetto da un notevole grado di incertezza, fornisce preziose indicazioni sulla possibile tendenza evolutiva dei fenomeni oltre i limiti temporali del modello deterministico.

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Figura 1: Previsione del 12/11/2014 alla sezione intermedia di Spessa – Deterministico + 72h

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Figura 2: Previsione del 12/11/2014 alla sezione intermedia di Spessa – Probabilistico + 120h

L’evoluzione della piena

Nella seguente tabella sono rappresentati i superamenti dei tre livelli di criticità nelle stazioni AIPo che compongono il Bollettino Po. Da qui si vede chiaramente come le diverse onde di piena siano state particolarmente gravose soprattutto nella parte medio-bassa del fiume, a valle di Cremona. Inoltre, il livello di marea sostenuto di quei giorni ha rallentato il deflusso della piena a mare, determinando una permanenza dei livelli sopra il valore di criticità elevata per oltre cinque giorni nelle stazioni del Delta.

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Il lento deflusso ha altresì comportato la “fusione” del secondo e terzo picco di piena a valle di Pontelagoscuro, dove sostanzialmente non si hanno più due colmi distinti, ma un’unica lunga onda di piena.

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Effetti lungo l’asta

L’evento descritto ha comportato, in termini di effetti al suolo, l’invaso della maggior parte delle golene chiuse non abitate da nuclei di persone significativi e la manifestazione di diffusi effetti di filtrazione a campagna, con innesco di significativi fontanazzi,  specialmente nel ferrarese e nel delta.

Per quel che riguarda le golene chiuse (non di stretta competenza Aipo, se non in caso di eventi estremi per l’eventuale ordine di taglio/rottura preventivi), l’attività si è esplicata sia in fase previsionale, con rielaborazione giornaliera dei livelli previsti e delle conseguenti comunicazioni verso il Sistema di Protezione Civile (Centro Funzionale Nazionale Centri Funzionali Regionali che, a loro volta, hanno emanato bollettini con specifiche indicazioni per i Comuni rivieraschi). Sulla particolare problematica di gestione degli ambiti golenali può sicuramente affermarsi un’ottima sinergia fra le varie componenti Agenzia – Centri Funzionali – Comuni, con adozione dei necessari provvedimenti nei tempi utili a garantire la necessaria protezione ai cittadini esposti ed alle opere idrauliche di difesa.

1218Dal punto di vista strettamente tecnico si può segnalare come l’invaso spontaneo delle golene chiuse sia avvenuto con relativo anticipo rispetto al colmo di piena. Tale circostanza, in generale non favorevole all’ottimale funzione di laminazione, non ha influenzato, per l’evento occorso ,la sicurezza complessiva del sistema arginale maestro. Tuttavia può  rappresentare un difetto del sistema arginale complessivo in vista di possibili eventi di maggiore entità, infatti un invaso anticipato dei maggiori “serbatoi” golenali può comportare sicuramente una minore efficacia del relativo effetto di laminazione del colmo di piena.

Fra le ragioni della rottura degli argini golenali,  oltre al sormonto di quelli minori, si può  sicuramente annoverare il sifonamento, probabilmente anche a causa della presenza di tane che, negli ultimi anni si sono moltiplicate nella rete arginale del bacino e (non solo).

Per quanto riguarda infine i problemi di filtrazione nei corpi e nei terreni di fondazione arginali, può sicuramente affermarsi come la lunga permanenza di elevati livelli idrici, sia fra le maggiori cause dei fontanazzi rilevati, comunque mantenuti tutti in condizioni di sicurezza grazie agli interventi provvisionali (coronelle) messi in atto dagli Uffici Operativi AIPo.

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