Arpa, dall’emergenza ai possibili danni ambientali

Published on 22/12/2015 in Flood

Fonti: Ecoscienza n. 3 anno 2015

Autori: Lella Checchi, Emanuela Vandelli, Fabrizia Capuano, Stefano Forti.

Arpa Emilia-Romagna.

rifiuti depositati su un terreno dopo un'esondazioneEventi meteoclimatici estremi, quali alluvioni o trombe d’aria, oltre a causare danni materiali diretti, sono spesso causa di problematiche ambientali non trascurabili, strettamente connesse alle attività antropiche e alle strutture che caratterizzano il luogo in cui è avvenuto l’evento: diversi possono essere gli esempi di intervento richiesti ad Arpa e agli altri enti coinvolti nelle emergenze.

Il danneggiamento di strutture edili con coperture in cemento amianto, ad esempio, è fonte di possibile dispersione di frammenti di tali materiali, anche in aree molto estese, con conseguenti problematiche di protezione civile, di sicurezza, di sanità pubblica e ambiente che, per poter essere affrontate in modo efficace, devono essere valutate nel loro complesso da Unità operative che coinvolgono, oltre ad Arpa, anche Protezione civile, Provincia, Comune, Ausl e gestori rifiuti urbani. Un’efficace e univoca informazione alla popolazione potenzialmente coinvolta, al fine di instaurare una corretta percezione del rischio e attivare idonei comportamenti, è fondamentale per limitare i possibili rischi; quanto prima devono essere effettuati sopralluoghi per procedere alla messa in sicurezza degli edifici danneggiati e circoscrivere le aree di dispersione dei materiali contenenti amianto.

Devono essere stabilite priorità di intervento e definite modalità di raccolta e avvio a smaltimento dei materiali dispersi sulla base delle caratteristiche delle zone interessate quali: presenza di residenti e/o lavoratori, viabilità e coltivazioni in atto.

Arpa collabora con gli altri enti a tutte le fasi dell’emergenza fino alla verifica dell’efficace bonifica delle aree interessate e del corretto avvio a smaltimento dei rifiuti prodotti. Le alluvioni lasciano sul territorio ingenti quantitativi di rifiuti di ogni genere derivanti dalle operazioni di sgombero delle abitazioni e delle strade, delle attività produttive e dei terreni interessati dall’esondazione, nonché fanghi e detriti alluvionali provenienti dagli interventi di pulizia per il ripristino della viabilità e delle reti fognarie. La gestione di questi rifiuti viene di norma condotta attraverso l’emanazione di provvedimenti straordinari (ordinanze) da parte delle autorità competenti che individuano le modalità di raccolta e trasporto e i siti di deposito; successivamente i rifiuti vengono avviati agli impianti autorizzati di destinazione finale per le operazioni di recupero/ smaltimento.

L’attività di controllo di Arpa si esplica nei siti di deposito straordinario e in quelli di destinazione finale al fine di valutare i quantitativi e le tipologie di rifiuti in ingresso e in uscita e le modalità di gestione durante le fasi di trattamento. Non meno importanti sono, inoltre, altre attività svolte di norma nella fase post emergenza quali il monitoraggio ambientale sugli effetti dell’alluvione (che si esplica mediante la caratterizzazione chimica dei limi depositati sui suoli, al fine di verificare l’assenza di sostanze pericolose) e sulle acque superficiali per la valutazione del loro stato di qualità e le attività di controllo per la verifica del ripristino del funzionamento dei sistemi di depurazione e della rete fognaria (i quali ovviamente durante l’alluvione risentono degli ingenti quantitativi di acque che investono il sistema). In situazioni post emergenziali si registrano spesso situazioni critiche dovute alla tracimazione di liquami dai lagoni di stoccaggio annessi ad allevamenti zootecnici e/o dilavamenti di terreni agricoli in cui siano stati effettuati spandimenti di liquami.

Tali sversamenti possono riversarsi in fossi, canali o torrenti ed essere oggetto di segnalazioni in emergenza o meno ad Arpa. Gli operatori dell’Agenzia provvedono a effettuare idonei sopralluoghi in cui vengono eventualmente effettuati campionamenti e successivamente richieste, tramite provvedimenti comunali o provinciali, azioni e interventi per il ripristino dei luoghi.

Ulteriore situazione critica riguarda i casi di piena del fiume Po, con allagamento delle aree golenali. Anche in queste situazioni Arpa interviene in collaborazione con tutti gli altri enti istituzionali preposti alla gestione delle emergenze, durante e dopo la fase critica.

Il problema ambientale di competenza di Arpa può riguardare l’eventuale fuoriuscita di gasolio da cisterne interrate presso aziende gravitanti nell’area interessata. Al fine di limitare tale possibile fenomeno, in fase di allerta Arpa procede a un sopralluogo presso le aziende a rischio, ubicate nell’area golenale, per la verifica delle azioni intraprese dalle ditte per la messa in sicurezza di serbatoi e materiali potenzialmente a rischio di fuoriuscita di sostanze inquinanti, prevalentemente idrocarburi.

Nel caso in cui durante la fase di piena l’onda raggiunga il livello di battente idrico superiore a quelli previsti, allagando le aree golenali e determinando la tracimazione all’interno delle ulteriori barriere realizzate a protezione dei serbatoi interrati, Arpa procederà nel giorno seguente a valutare l’entità e la dimensione dello sversamento che interessa la golena e cercando di individuare l’area della ditta interessata. Successivamente, attraverso gli organi che gestiscono l’emergenza, seguirà i lavori di confinamento e bonifica realizzati da ditte specializzate.

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